Lavorare: quanto, come, perche’

Un segnale molto notoApprofittando del commento che l’autore del blog bruttagente ha inserito per il post precedente, sono andato a curiosare nei suoi scritti e devo dire che mi sono piaciuti, nonostante il tono polemico e un po’ negativo (ma i blog devono riflettere i pensieri, le idee e le opinioni dell’autore, no?). In particolare, mi ha colpito il post intitolato Il riposo del guerriero.
Il suo post parla dell’esperienza di vedere assorbita dal lavoro l’intera giornata e della conseguente impossibilita’ di sfruttare quel potere d’acquisto che il lavoro stesso dovrebbe dargli; nella parte finale, l’autore scrive: otto ore per il lavoro, otto per il divertimento e otto per il riposo, che dovrebbe essere la formula ideale.
Bene, prendo spunto da questa formula, per ricordare che sul valore del tempo, e di conseguenza della vita, sono state spese molte parole, soprattutto in relazione al concetto di lavoro e alla cultura del consumismo.
Uno schiavo al lavoro nei campi di cotoneIn particolare, un paio d’anni fa mi colpi’ un brano quasi delirante (in senso bonario, intendiamoci) del regista Silvano Agosti, intitolato ‘Intervista sul lavoro’ o ‘Il discorso dello schiavo’, di cui ho perso il link originale (mi pare fosse stato pubblicato su Libero Laboratorio ma non risulta piu’ on-line) ma che potete leggere (o ascoltare in MP3) qui come su altri siti/blog (cercando con Google alcune delle parole piu’ significative insieme al nome del regista).
Se poi volete leggere un’altra intervista interessante, vi consiglio quella ad Ermanno Bencivenga, autore di ‘Manifesto per un mondo senza lavoro’ e riportata su NonLuoghi.
Sul sito di Agosti trovate altre interviste che riprendono, in parte o completamente, questo tema, come nel brano riportato su questo vecchio blog.
Insomma, lavorare per vivere, vivere per lavorare, ma soprattutto visto che dobbiamo lavorare in quanto inseriti in un sistema che lo richiede (la risposta a: perche’?), le domande sono: quanto e come?

Il peso del lavoro...

2 pensieri riguardo “Lavorare: quanto, come, perche’”

  1. Tuttavia la formula: “otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” non è una mia creazione, non sono così brillante. È lo slogan del Primo Maggio ed è stato creato durante le battaglie per ottenere, appunto, le otto ore lavorative in Australia nel 1855.

  2. Si, scusami, non avevo precisato l’origine, in effetti, e scritto cosi’ da’ l’impressione che tu stesso l’abbia coniata.
    Personalmente, pero’, ritengo che otto ore siano da considerarsi forse da ‘scalare’ con l’aumentare dell’eta’ del lavoratore, e con la presenza di fattori come la famiglia.
    A 42 anni suonati e con moglie e due figli riesco a malapena a sopportare cinque ore (ma ne faccio anche quindici, a volte, visto che lavoro in proprio).

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