Informatica italiana – Finalmente primi!

Un simbolo  inconfondibileFinalmente abbiamo un primato nel settore informatico, ma non è un traguardo di cui essere fieri: secondo le ultime rilevazioni due aziende su tre utilizzano software privo di regolare licenza, ovvero il 67 per cento delle 200 aziende esaminate dalla Guardia di Finanza. A parte il fatto che duecento aziende, in un contesto nazionale, non sono sicuramente rappresentative dell’intera realtà imprenditoriale del Paese, nell’articolo di Yahoo! Notizie cui mi sono ispirato possiamo anche leggere che ‘le aziende considerano l’acqisto di software come un costo e non come un investimento’ (parole di Nicola Galtieri, portavoce di BSA). Su questo aspetto ci sarebbe da fare qualche considerazione, in effetti. Personalmente ho avuto modo di investire diversi milioni delle vecchie lire e poi varie migliaia di euro nel corso degli anni, per acquistare software di vario genere, da quello per la grafica e impaginazione alle suite da ufficio e programmi OCR o di manutenzione del sistema. Per alcuni prodotti software sono anche d’accordo che si tratti di un investimento, anche se molto spesso il costo del programma non è sicuramente giustificato ed è rapportato semplicemente al tipo di clientela (direttamente proporzionale al potenziale fatturato dell’acquirente) senza tenere conto della realtà geografico-imprenditoriale di chi acquista e utilizza tale software. Non sono invece molto d’accordo su un investimento come quello che ho dovuto fare per l’unico PC del mio studio, ovvero la licenza di Windows XP (se si esclude quella del mio portatile FlyBook che è già in dotazione col computer, e vorrei vedere con quello che costa). Sborsare oltre 150 euro per un sistema operativo pieno di problemi anche dopo anni di evoluzione è un furto, a mio parere, soprattutto quando con qualche centinaio di euro in più posso acquistare un Mac che contiene già un sistema operativo evoluto ed efficiente con tanto di licenza e una suite di programmi (iLife) che non ha pari su Windows. Ecco perché i PC si stanno estinguendo nella mia modesta azienda sperduta nella provincia meridionale della penisola. Lo stesso si può dire per Microsoft Office, visto che OpenOffice offre le stesse funzioni (in una prospettiva d’uso generale, ovvero quella richiesta dalla maggior parte degli utilizzatori) a un costo pari a zero. L’unico investimento software targato Microsoft di cui vado fiero è l’Enciclopedia Encarta, che secondo me ha un valore pari al suo prezzo se non superiore. Peccato che gli aggiornamenti siano legati all’anno di acquisto e che ogni anno sia necessario acquistarla di nuovo per poterne avere una versione aggiornata e aggiornabile con le informazioni più recenti, mentre poteva essere offerto un servizio di aggiornamento separato dal prodotto inscatolato e completo, a un prezzo più contenuto.

2 pensieri riguardo “Informatica italiana – Finalmente primi!”

  1. Il problema è che le aziende, intendo quelle la cui attività non ha strette relazioni con l’utilizzo di prodotti informatici al passo coi tempi, non hanno nessuna intenzione di aggiornarsi. Lavoro in un contesto in cui i computer nascono con software già vecchi e sopravvivono fino a quando non si inchiodano da soli in una sorta di morte naturale. Windows 95, alle volte 98, modem dial-up quando va bene e il software in dotazione alla stampante da utilizzare per produrre grafica.
    Ora: perché piratare Microsoft Office quando si può utilizzare Open Office? Perché acquistare Windows Vista quando Linux è gratuito? Primo perché cambiare spaventa. Secondo perché esiste un monopolio, non solo psicologico, e una accondiscendenza alla pirateria domestica da parte delle stesse case produttrici che gioca sul fatto che più il programma è diffuso, più persone lo sanno usare. E più aziende dovranno possederne la licenza. Perché, se i tuoi dipendenti sanno usare Illustrator, tu non andrai a comprargli Corel Draw. Queste sono le nuove frontiere del marketing.
    Odio, ad esempio, dover creare un ennesimo indirizzo e-mail per utilizzare Messanger quando con Skype posso fare andar bene il mio. Per ora vige la legge del più forte.

    La domanda è se sia giusto che pretendano tali cifre per concederti la licenza.

  2. A volte l’accondiscendenza ufficiosa alla pirateria del software gioca a favore delle stesse piattaforme: caso emblematico è stato il successo della PlayStation 1 (e di conseguenza le versioni successive) rispetto alla concorrenza che invece usava le cartucce invece di ‘copiabilissimi’ CD… e intanto Sony ha lucrato pesantemente con la vendita dell’hardware.
    Come sempre mi trovi d’accordo su tutti i punti, in particolare l’ultima domanda.

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