Il Lato Oscuro del Digitale

una vita per il digitaleDa cinque a quindici ore al giorno dedicate all’esplorazione di un mondo vastissimo. Una media di sette ore e mezza (per difetto, in realtà la media è molto più alta) che moltiplicata per trecentosessantacinque giorni è uguale a quasi tremila ore, che moltiplicate a loro volta per venticinque anni arrivano quasi a settantacinquemila ore (che riaccorpate diventano 3.125 giorni ovvero più di otto anni). Nonostante ciò, non bastano ad esplorare quel mondo, perché esso continua a espandersi e diventa sempre più complesso.

Una sola scelta, infinite rinunce

È stato così dall’inizio.
Quando ho venduto la mia anima al digitale, più di vent’anni fa, credevo di aver conquistato il paradiso, invece avevo acquistato un biglietto per l’inferno. Se avessi dedicato lo stesso numero di ore, settimane, mesi e anni a un qualsiasi altro argomento, ma specifico, e magari ‘analogico’ e per niente informatico, a quest’ora potrei essere considerato il luminare mondiale in quel settore: che so, la criminologia, l’ingegneria genetica, oppure la didattica. Oppure avrei potuto dedicarmi all’idraulica, all’edilizia o diventare un pizzaiolo, un barbiere, un commerciante, o meglio ancora (dal punto di vista economico) un dentista, o un avvocato.

Non tutto è sbagliato

È vero, creare giochi o recensirli mi ha dato tante soddisfazioni insieme al piacere (come avrei potuto reggere sessioni di lavoro lunghe fino a 24 ore di fila, altrimenti?) di fare un lavoro che amavo e che influenzava, in positivo, le vite di migliaia di persone, seppure in piccolo. Così come ho trovato nobile e altruistico, negli anni successivi, scrivere intere riviste o singoli articoli informativi e divulgativi su argomenti tecnici rendendoli più facilmente digeribili per i lettori inesperti, o presentare al meglio un prodotto per la gioia di chi lo avrebbe venduto e acquistato. Ma se fossi stato un criminologo avrei fatto arrestare pericolosi killer salvando vite umane, e se fossi stato un pizzaiolo avrei deliziato migliaia di avventori, così come nei panni di un barbiere avrei abbellito migliaia di volti illuminando la giornata dei miei clienti che, freschi di rasatura e di taglio, magari si presentavano con un’immagine vincente a un appuntamento galante oppure a un colloquio di lavoro.
La vita è fatta di scelte, e spesso si sceglie la strada apparentemente più scorrevole, salvo poi scoprire che dietro la curva c’è una mulattiera in salita.

Dalla specializzazione alla tuttologia

Avevo iniziato a percorrere il sentiero professionale videoludico, che ho lasciato dopo qualche anno per imboccare la strada della ‘tuttologia’ informatica. Oggi, quasi quarantacinquenne, posso solo voltarmi indietro, perché davanti a me c’è il nulla, un buco nero fatto di incertezze e illusioni traballanti, un mercato di carta velina e di evanescenti pixel, così fragile e barcollante che non può assolutamente diventare qualcosa su cui appoggiarsi per proseguire. Certo, nessun lavoro oggi è un porto sicuro, e c’è sempre chi deve svolgere il proprio sotto le intemperie o il sole cocente, in mezzo alla polvere o alla sporcizia, con orari pazzeschi e ritmi massacranti. Ma questa non è una consolazione, anzi mi spiace per loro. Però da parte mia non sarò felice finché non riuscirò a segnare un confine netto fra il lavoro e la mia vita, due lati della medaglia che finora si sono amalgamati e confusi a danno di tanti miei sogni e di tante mie passioni. E quando ci riuscirò, sarete i primi a saperlo, promesso!

4 pensieri riguardo “Il Lato Oscuro del Digitale”

  1. Come ti capisco!

    Anch’io, nei miei esami di coscienza, non riesco a capire quanta colpa ho nel non porre un freno alla curiosità che trasforma in ricerca ogni lavoro e mi fa credere di “dover” andare avanti per “finire”, quello che poi, proprio grazie alla rete, non finisce mai. E’ un’illusione e per una eterna voluptas dolendi questa droga del lavoro ci sazia di piccole soddisfazioni che poi tolgono il tempo alle cose più importanti e sfumano dopo pochi secondi. Meno male che almeno sul fronte umano mi ha permesso di guadagnare amici come te.
    CIao grande BDB

  2. Caspiterina, questo discorso fa riflettere molto anche me.
    Hai perfettamente ragione, a tutti prima o poi tocca scegliere una strada nella vita. Fin dal percorso formativo …
    Penso alla mia storia: la scelta di una scuola sbagliata per poi correggere il tiro con l’universita’.
    Adesso lavoro come sviluppatore Java ma non ne traggo molte soddisfazioni. Cambiare adesso e’ difficile, con una famiglia sulle spalle, secondo me, non bisogna rischiare troppo.
    In bocca al lupo a tutti!

  3. @Mimmo
    E’ vero, caro Mimmo, la tecnologia (anche se come ben dici ha permesso per esempio alla nostra amicizia di nascere ed essere coltivata) è come un vortice senza fine, una conoscenza che si dilata all’infinito inghiottendo spesso il nostro tempo migliore, la nostra vita, che altrimenti avremmo riempito con un buon film, un buon libro, una bella passeggiata nella natura, un po’ di tempo con la nostra famiglia… e intanto dimentichiamo di aver cura anche del nostro corpo che in un processo simile diventa solo un mezzo di trasporto per il cervello, fino a quando lo sentiamo protestare, appesantito dal sovrappeso, indebolito dall’atrofizzazione muscolare e danneggiato irrimediabilmente dai problemi di vista e schiena.
    Sembrano visioni apocalittiche, ma per qualcuno sono realtà. E spero tanto di far parte di una cerchia molto, molto ristretta.

  4. @Francesco
    Beh, dai, Francesco, almeno tu hai scelto una specializzazione (sviluppo Java, nella fattispecie) e sei riuscito a laurearti. Io nessuna delle due cose, quindi puoi capire. Ovviamente anche un’expertise come lo sviluppo in un linguaggio di quel genere presuppone degli aggiornamenti periodici, soprattutto perché Java è multi-piattaforma ed è sempre più orientato all’embedded e ai dispositivi portatili, che per la tua professione rappresentano senz’altro un mercato da tenere d’occhio. Vedi? Ritorniamo al solito discorso: inarrestabile, ineluttabile, incontenibile, sono gli aggettivi che meglio descrivono l’avanzata della tecnologia, spesso fine a se stessa. Capisco anche che, come padre di famiglia, ci penseresti due volte prima di ‘voltare pagina’… io fra qualche anno avendo i figli in età ormai adulta potrei permettermelo ma… dove posso sperare di entrare essendo già vicino ai 45 anni? Oggi si parla tanto dei problemi occupazionali dei giovani… dimenticando che ci sono in giro tanti quarantenni con famiglia che a differenza dei giovani non hanno i genitori a coprirgli le spalle e devono tirare su una famiglia, con situazioni di lavoro più che precarie (anche e soprattutto se lavoratori autonomi). In bocca al lupo davvero a tutti, di cuore!

I commenti sono chiusi