Ho sbagliato mestiere?

Un classico piercing alla linguaA quanto pare il tema del lavoro e dell’occupazione resta centrale nei post di questo periodo: sarà mica una delle mie solite crisi di identità professionale che comincia ad affacciarsi? Diciamo che tutto è nato dall’avere accompagnato mio figlio, ieri pomeriggio, a farsi un piercing in una cittadina poco distante dal nostro ‘villaggio’ (essendo quindicenne doveva essere accompagnato da un adulto, possibilmente un genitore, secondo le nuove normative). Prima che qualcuno faccia commenti sull’educazione dei figli, ricordatevi che sono stato adolescente negli anni Settanta, e ho fatto anche di peggio.
A parte il fatto che nessuno ci ha chiesto documenti o ha rilasciato ricevuta, nonostante l’ufficialità e la notorietà del centro di tattoo/piercing in questione, la cosa che mi ha sconvolto di più è stato che il tizio, con trenta secondi di intervento, ha incassato ben cinquanta euro! Se finora avevo ritenuto i medici (dentisti, dermatologi, ecc) o i legali i le categorie meglio posizionate in termini di rapporto tempo/compenso, ora devo ricredermi. Così come devo ricredermi sul rapporto fra anni-di-studio, esperienza/responsabilità e compenso. Ciò mi porta anche a riprendere alcune riflessioni e ‘pensare a voce alta’, trascrivendole, quindi siate pronti a sorbirvi un pippone e magari preparatevi prima un caffè da sorseggiare durante la lettura del post.
Cominciamo dalla frase che ho inserito come sotto-titolo del blog: l’ho scoperta qualche giorno fa, e mi ha confermato come la mia scelta di trasformarmi da programmatore o grafico-impaginatore in un ‘divulgatore’ una ventina d’anni fa ha avuto l’effetto secondario di annullare ogni forma di specializzazione dando spazio, piuttosto, a una sorta di ‘cultura generale’ del mondo tecnico-scientifico-informatico che si è ampliata in modo abnorme negli ultimi due decenni.
Se da una parte ciò mi ha permesso e mi permette di adattarmi rapidamente ai cambiamenti che inevitabimente plasmano il mercato del lavoro, dall’altra mi impedisce di acquisire una qualsiasi forma di specializzazione che avrebbe, in tale mercato, un valore sicuramente maggiore.
Un’esperienza e un know-how orientate a un singolo argomento, è vero, espongono al rischio di ritrovarsi spiazzati di fronte all’insorgere di nuove tecnologie e metodologie di lavoro e costringono a uno sforzo non indifferente nell’adeguarsi a tale cambiamento, ma una volta ripreso il controllo si riacquista il valore che la propria figura professionale ha sempre avuto, anzi a volte si ottiene una rivalutazione in crescita. L’ideale sarebbe di viaggiare su binari paralleli, restando nell’ambito di una particolare specializzazione e coltivando, ritagliandosi il tempo necessario, anche interessi più ampi che permettano una qualche forma di sostentamento temporaneo durante le fasi di transizione e adeguamento della propria figura professionale.
Di fronte a una scelta...Certo, è anche vero che i casi come il mio, diciamo in qualche modo ‘maniacali’, sono pittosto rari: non credo siano molti quelli disposti a sacrificare i giorni festivi, le serate e anche alcune passioni di lunga data sull’altare di una conoscenza sempre più ampia e articolata nel settore di competenza scelto. Conosco un bravissimo orafo, per esempio, che parallelamente alla sua arte/professione è riuscito a mantenere un interesse e una passione per la tecnologia e la fantascienza, distribuendo parte del suo tempo fra l’uso intensivo di oggetti hitech (in particolare palmari), esplorazione del Web, sessioni videoludiche e visione di film e telefilm di fantascienza. Così come conosco persone che hanno fatto della passione per l’informatica una base per il lavoro redazionale o tecnico in tale settore, mantenendo e coltivando nello stesso tempo anche la passione per la musica o per… la bicicletta.
Poi ci sono i casi limite, come il mio, in cui la passione e la sete di conoscenza finiscono per ‘possedere’ l’individuo come un demone dei tempi moderni, sottraendo anche fino a quindici ore al giorno della propria vita e lasciando spazio appena per le esigenze di base personali e familiari. Un modo di vivere maniacale che alla lunga può presentare il conto, quando ci si ritrova ad aver superato i quaranta e, voltandosi indietro, ci si accorge di avere abbandonato per strada tante altre cose.
I cambiamenti a questo punto diventano meno facili da attuare, ed è ben più duro ‘ricominciare’ dedicandosi ad altro, a meno che questo ‘altro’ non sia altrettanto stimolante da riuscire a tenere viva la scintilla originaria e alimentare il fuoco di nuove passioni e nuovi interessi.
Pensateci, voi che avete meno di trent’anni e magari state per intraprendere la mia stessa strada… e voi che invece avete già raggiunto o superato la mia età, congratulatevi con voi stessi se non avete fatto scelte radicali come la mia.

4 pensieri riguardo “Ho sbagliato mestiere?”

  1. Non c’è argomento più gettonato, in questo periodo, che quello delle scelte lavorative. Problema che è immancabilmente accompagnato da una forza uguale e contraria che risponde al nome di mancanza di offerta di lavoro!
    Ci saranno tempi migliori? Speriamo! Lo speriamo tutti
    un abbraccio, Federico

  2. Cosa dire? Sono riflessioni che comprendo nel profondo e che fanno passare anche me attraverso alterni stati d’animo, prima per la solidarietà ad un amico che stimo sin da quando l’ho conosciuto e poi perché proietto su di me tali pensieri. Anch’io ho fatto alcune scelte maniacali. Magari non proprio sul lavoro, ma più in generale sulla voglia di conoscere. E questo porta anche me a considerare inutili i minuti passati senza aumentare le conoscenze. Senza riflettere su qualcuno degli argomenti che studio. Tutto ciò mentre il tempo passa, gli anni passano, i figli crescono, perdo tante occasioni per semplici ma salutari passeggiate e la salute comincia dare segni di insofferenza per le lunghe ore seduto.
    Non è i llavoro! E’ il DNA malato! Potrei dire con il poeta “fatti non foste…” ma per quanto ancora? Quando mi rassegnerò a vivere con meno problemi da risolvere? Boh!
    Come potremmo cominciare Rino?

  3. Fede, Mimmo… a quanto pare siamo tutti preda di questi dilemmi esistenziali sul tema ‘tempo per vivere, tempo per lavorare’, e le domande che ci poniamo sono tante. Credo che questo sia un ottimo punto di incontro per cominciare a trovare delle risposte, insieme. Dai, ce la possiamo fare! 🙂

    Jack (AKA Bonaventura, AKA BDB, AKA Rino)

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