Digital beauty (non è tutto oro…)

La modella, prima del fotoritocco digitaleEra ora che qualcuno fornisse un esempio pratico ed esauriente di come i media sfalsano la percezione sensoriale ingannando gli occhi con immagini di perfezione innaturale. Nella fattispecie, le immagini di avvenenti modelle che spesso e volentieri fanno sbavare i maschi e morire d’invidia le femmine della specie homo sapiens (o dovrei dire demens?). la stessa modella, dopo il ritocco magicoNon che queste ragazze siano brutte, per carità, ma oltre ai quintali di cosmetici investiti da truccatori e truccatrici per la gioia dei fotografi, c’è una buona dose di ritocco digitale ad eliminare anche le ultime imperfezioni. Non ci credete? Provate a guardare qualcuno degli esempi di questa pagina Web e potrete divertirvi a esaminare un intero portfolio di modelle e modelli che magicamente cambiano (quando passate il puntatore del mouse sopra l’immagine) da così a così mostrando chiaramente gli interventi del grafico digitale su rughe, imperfezioni, nei, pieghe e quant’altro. Se avete una connessione lenta date alla pagina della singola foto il tempo di caricare anche l’immagine alternativa, altrimenti perderete l’effetto magico 🙂

Macintosh – 23 anni fa, in questo giorno…

Apple lanciava il suo Macintosh con uno spot destinato a rimanere leggendario, ispirato al famoso 1984 di George Orwell. Ancora oggi, quando lo rivedo, ho la pelle d’oca e mi si inumidiscono gli occhi, forse essere un utente Mac significa anche questo, provare il brivido di una rivoluzione vissuta ogni giorno. Fanatismo? Forse, ma in senso buono: ho assistito alla nascita del Mac e ne ho vissuto l’evoluzione, negli anni in cui il DeskTop Publishing rivoluzionava l’editoria. Ancora oggi attendo con ansia i keynote di Steve Jobs come un bambino attende Babbo Natale, che ci volete fare, è più forte di me. Non potevo, quindi, esimermi dal celebrare questo giorno pubblicando il video del famoso spot che Wired ha giustamente ricordato.

Apple… iSpira

Un iPod piuttosto... iNusuale :-DChi segue l’altro mio blog MobTech avrà sicuramente letto i post sull’iPhone, ma di solito preferisco parlare dei prodotti ‘non portatili’ di Apple su questo blog, almeno finché non sarà pronto quello ‘dedicato’ 😉
Parlando di Apple, quindi, e della sua mania del prefisso ‘i’ (che sta per ‘intelligente’, se non erro), volevo approfittare per segnalarvi la nuova iniziativa del simpaticissimo sito Worth1000, che stavolta ha invitato i creativi digitali a iNventarsi dei nuovi prodotti Apple iNnovativi e anche iNusuali (ok, ho capito, ora la smetto…). Come quello della foto, appunto!

Stampa foto digitali – Web o negozio?


Stampare le foto? Oggi col digitale bastano pochi centesimi!A volte si finisce per cercare altrove ciò che invece è sotto il naso, come mi è capitato nel tentativo di individuare un servizio di stampa fotografica via Web usando le parole chiave stampa foto con Google. Naturalmente nei risultati della ricerca sono apparsi siti particolarmente noti e ho potuto confrontare i prezzi, usando appunto uno dei risultati della prima pagina che mi portava sul servizio TrovaPrezzi: non ho potuto fare a meno di notare che le tariffe migliori erano quelle del sito di PhotoWorld, il quale offre le stampe a un prezzo particolarmente interessante di 7 centesimi, senza obbligo di quantità particolari e con la possibilità di otenere la spedizione veloce a soli 2,90 euro con un ordine minimo di 39 euro totali per le stampe fotografiche. Sul sito ho trovato anche i recapiti per i contatti, compreso il pulsante per le chiamate via Skype, ma quello che mi ha colpito di più è stato il numero di telefono fisso, incredibilmente simile a quello della mia zona.
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Telelavoro e qualità della vita

Una immagine tipica di telelavoratriceMentre Repubblica.it lo elenca come aspetto isolato in sondaggi a compartimenti stagni che ignorano l’interazione fra le relative voci (mi spiego più avanti), qualcuno ne evidenzia l’aspetto addirittura pericoloso in fatto di sicurezza. Sto parlando, come avrete capito dal titolo, del telelavoro, quello che gli americani chiamano anche telecommuting (da quando Jack Nilles ne coniò il neologismo) e conoscono dagli anni Settanta e che in Europa e soprattutto in Italia, non a caso, stenta a decollare in quanto chi dovrebbe promuoverlo ne ignora i numerosi vantaggi. Continua a leggere

Digital divide, analog divide

Il digital divide e il progressoSi dibatte tanto sul ‘digital divide’, quando l’emarginazione nella nostra penisola ha radici ben più… analogiche.
L’Italia è un paese rurale, ammettiamolo, con tutti gli svantaggi tecnologici che ne derivano. Chi vive nelle città e nei capoluoghi non si rende conto della spaventosa massa umana disseminata in centri abitati dove manca il lavoro, manca la tecnologia, mancano le prospettive… è vero, manca l’inquinamento e lo stress tipici delle metropoli, ma in compenso ci si stressa per altre cose. Per esempio, per i Km (a volte oltre 100!) che bisogna percorrere per accedere a sportelli e sbrigare pratiche burocratiche oppure frequentare una scuola superiore, per il cattivo (quando non assente) segnale dei cellulari o delle trasmissioni televisive, satellite a parte, oppure per l’assenza di connessioni a banda larga.
Le statistiche parlano chiaro: su un totale di 8.101 comuni italiani sono oltre 6.000 quelli con meno di 5.000 abitanti, mentre sono 3.644 quelli che ospitano circa 2.000 anime (praticamente quasi la metà dei comuni italiani!). Ma c’è di più, perché queste poche migliaia di abitanti in realtà non esistono: eh già, proprio così, perché nessuno si prende la briga di controllare quanti cittadini vivono realmente nel comune in cui continuano ad avere la residenza (per un motivo o per un altro). Se non conoscete queste realtà ‘rurali’ (un termine per niente fuori luogo) vi starete chiedendo dove sarebbero finiti questi ‘abitanti’ che, seppure conteggiati, non esistono. Continua a leggere