Digital beauty (non è tutto oro…)

La modella, prima del fotoritocco digitaleEra ora che qualcuno fornisse un esempio pratico ed esauriente di come i media sfalsano la percezione sensoriale ingannando gli occhi con immagini di perfezione innaturale. Nella fattispecie, le immagini di avvenenti modelle che spesso e volentieri fanno sbavare i maschi e morire d’invidia le femmine della specie homo sapiens (o dovrei dire demens?). la stessa modella, dopo il ritocco magicoNon che queste ragazze siano brutte, per carità, ma oltre ai quintali di cosmetici investiti da truccatori e truccatrici per la gioia dei fotografi, c’è una buona dose di ritocco digitale ad eliminare anche le ultime imperfezioni. Non ci credete? Provate a guardare qualcuno degli esempi di questa pagina Web e potrete divertirvi a esaminare un intero portfolio di modelle e modelli che magicamente cambiano (quando passate il puntatore del mouse sopra l’immagine) da così a così mostrando chiaramente gli interventi del grafico digitale su rughe, imperfezioni, nei, pieghe e quant’altro. Se avete una connessione lenta date alla pagina della singola foto il tempo di caricare anche l’immagine alternativa, altrimenti perderete l’effetto magico 🙂

Io e Jet Li…

… siamo nati lo stesso giorno dello stesso mese nello stesso anno. Chi se ne frega, direte voi, e infatti non è di me o di questo celebre attore noto per i sui film d’azione a base di arti marziali che volevo parlarvi, ma di un simpatico sito che, una volta inserita la vostra data di nascita, vi fornisce una miriade di informazioni più o meno utili e interesanti su di essa, tanto di tipo astrologico quanto religioso, culturale e di cronaca. Quantomeno potrete divertirvi per qualche minuto e scoprire qualcosa di più sulla fatidica data del vostro arrivo su questo pianeta 🙂

Telelavoro e qualità della vita

Una immagine tipica di telelavoratriceMentre Repubblica.it lo elenca come aspetto isolato in sondaggi a compartimenti stagni che ignorano l’interazione fra le relative voci (mi spiego più avanti), qualcuno ne evidenzia l’aspetto addirittura pericoloso in fatto di sicurezza. Sto parlando, come avrete capito dal titolo, del telelavoro, quello che gli americani chiamano anche telecommuting (da quando Jack Nilles ne coniò il neologismo) e conoscono dagli anni Settanta e che in Europa e soprattutto in Italia, non a caso, stenta a decollare in quanto chi dovrebbe promuoverlo ne ignora i numerosi vantaggi. Continua a leggere

YouTube dividerà i guadagni con gli utenti

La notizia è rimbalzata nelle ultime ore da un sito all’altro nella blogosfera ma anche sui portali di news tradizionali, accolta con piacere da qualcuno ma anche criticata da altri. Ad annunciare questa nuova, interessante fase di gestione del popolare portale di video amatoriali e non è stato proprio il co-fondatore Chad Hurley, che ne ha parlato in un suo intervento nel corso del World Economic Forum di Davos, in Svizzera. In sostanza le intenzioni di YouTube sono di offrire una fetta degli utili derivanti dalla pubblicità ai videomaker che accetteranno di ospitare in apertura del loro filmato (di cui devono essere detentori di ogni diritto, ovviamente) 30 secondi di spot. Chi ha criticato la notizia ritiene che una filosofia del genere possa intaccare la spontaneità dei contenuti attuale, facendo degradare la qualità dei video per l’invasione di filmati da parte di chi vorrebbe soltanto ricavare un guadagno dalla pubblicazione del proprio video. I fondatori di YouTube, invece, si dicono sicuri che le dimensioni assunte dal servizio siano tali da poter offrire una contropartita di questo tipo ai videomaker del Web senza che ciò influisca negativamente sullo spirito di comunità del videoportale. Secondo me ciò apre la strada addirittura alla creazione e pubblicazione di video di maggiore qualità e utilità/interesse, per esempio videorecensioni o videotutorial, ma anche piccoli documentari e simili. Voi che ne dite?

Digital divide, analog divide

Il digital divide e il progressoSi dibatte tanto sul ‘digital divide’, quando l’emarginazione nella nostra penisola ha radici ben più… analogiche.
L’Italia è un paese rurale, ammettiamolo, con tutti gli svantaggi tecnologici che ne derivano. Chi vive nelle città e nei capoluoghi non si rende conto della spaventosa massa umana disseminata in centri abitati dove manca il lavoro, manca la tecnologia, mancano le prospettive… è vero, manca l’inquinamento e lo stress tipici delle metropoli, ma in compenso ci si stressa per altre cose. Per esempio, per i Km (a volte oltre 100!) che bisogna percorrere per accedere a sportelli e sbrigare pratiche burocratiche oppure frequentare una scuola superiore, per il cattivo (quando non assente) segnale dei cellulari o delle trasmissioni televisive, satellite a parte, oppure per l’assenza di connessioni a banda larga.
Le statistiche parlano chiaro: su un totale di 8.101 comuni italiani sono oltre 6.000 quelli con meno di 5.000 abitanti, mentre sono 3.644 quelli che ospitano circa 2.000 anime (praticamente quasi la metà dei comuni italiani!). Ma c’è di più, perché queste poche migliaia di abitanti in realtà non esistono: eh già, proprio così, perché nessuno si prende la briga di controllare quanti cittadini vivono realmente nel comune in cui continuano ad avere la residenza (per un motivo o per un altro). Se non conoscete queste realtà ‘rurali’ (un termine per niente fuori luogo) vi starete chiedendo dove sarebbero finiti questi ‘abitanti’ che, seppure conteggiati, non esistono. Continua a leggere

Spegniamo la TV!

Un vecchio televisore... bei tempi!Non sarebbe male lanciare anche in Italia un’iniziativa come quella di cui sparla sul sito di contro-informazione adbusters: una settimana a TV spenta. La campagna, che ha avuto luogo fra il 25 aprile e l’1 maggio del 2004, e’ stata commentata da vari quotidiani di fama mondiale e ha ispirato molte persone (si parla di circa sette milioni e mezzo di partecipanti) che hanno voluto riproporla localmente.
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