Pur di farsi cliccare…

Ecco una delle nuove ‘tendenze’ del Web, dove ormai si fa di tutto per guadagnare dei click dal pubblico in particolare quando si tratta di notizie: corredare una notizia di cronaca, in genere piuttosto tragica e toccante, con nomi e cognomi anche quando le persone coinvolte non sono affatto ‘note’. Ne parlo, ovviamente, con tutto il rispetto per chi, ovviamente, è parte di tali vicende, rispetto che in molti di questi casi sembra mancare addirittura per la privacy delle vittime e dei loro cari.

Finché si tratta di quotidiani locali, o altri siti di cronaca locale, appunto, ciò può avere anche un significato e una relativa importanza, com’è facile intuire.

Quando, invece, l’organo di informazione ha una portata nazionale, è altrettanto facile intuire come l’indicazione delle generalità di una vittima di un incidente o di altra disgrazia o vicenda drammatica serve più che altro a spingere il pubblico, incuriosendolo, a cliccare per scoprire di chi si tratta, pensando che magari si stia facendo riferimento a qualche personaggio noto, stuzzicando la curiosità morbosa di molti.

Ecco un esempio preso dalla cronaca odierna, provate a confrontare questo titolo con quelli relativi alla stessa notizia ma pubblicati da altri organi di informazione (vedi foto dopo il link):

Leggo.it: Stefania Signore morta con il figlio Christian. Travolti dal temporale, disperso l’altro bimbo….
https://www.leggo.it/italia/cronache/stefania_signore_morta_maltempo_calabria-4018850.html

La pirateria on-line è davvero dannosa?

Ah, se tutti i pirati fossero così :-pE’ il dubbio espresso nell’articolo di Alessandra Carboni, pubblicato sul Corriere un paio di giorni fa. Un articolo che torna a stuzzicare molti lettori, secondo il quale potrebbero esserci delle infondatezze nelle cifre fornite dalle major cinematografiche e discografiche a sostegno dei presunti danni che la diffusione di materiale protetto da copyright causa al mercato musicale e filmografico. Intendiamoci, non è la prima volta che se ne parla: un paio di mesi fa ci ha provato Antonio Dini su Macity, ispirandosi a un articolo di Ars Technica che risale addirittura a marzo di quest’anno.
A dire il vero questo dubbio ce l’avevamo già in molti, visto che bene o male tutti acquistiamo DVD e CD originali anche se può capitare di scaricare un film o un brano musicale da Internet, così come acquistavamo dischi di vinile e musicassette oppure film in VHS quando registravamo le canzoni dalla radio o i film dalla TV con il videoregistratore.
Allora, però, nessuno gridava allo scandalo e si ricopriva il capo di cenere, il mercato era florido, tutti erano felici.
Qualcuno ha fatto un po’ di calcoli per analizzare la crescita nella produzione di titoli lungo gli anni? Forse il portafogli dei consumatori si espande allo stesso ritmo della produzione cinematografica e musicale (dove l’aumento di quantità è inversamente proporzionale a quello della qualità, tra l’altro)? Oppure qualcun altro ha analizzato il rapporto fra aumento della disponibilità di film sui canali satellitari e diminuzione del noleggio video o dell’acquisto di DVD?
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Ho sbagliato mestiere?

Un classico piercing alla linguaA quanto pare il tema del lavoro e dell’occupazione resta centrale nei post di questo periodo: sarà mica una delle mie solite crisi di identità professionale che comincia ad affacciarsi? Diciamo che tutto è nato dall’avere accompagnato mio figlio, ieri pomeriggio, a farsi un piercing in una cittadina poco distante dal nostro ‘villaggio’ (essendo quindicenne doveva essere accompagnato da un adulto, possibilmente un genitore, secondo le nuove normative). Prima che qualcuno faccia commenti sull’educazione dei figli, ricordatevi che sono stato adolescente negli anni Settanta, e ho fatto anche di peggio.
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Il Lato Oscuro del Digitale

una vita per il digitaleDa cinque a quindici ore al giorno dedicate all’esplorazione di un mondo vastissimo. Una media di sette ore e mezza (per difetto, in realtà la media è molto più alta) che moltiplicata per trecentosessantacinque giorni è uguale a quasi tremila ore, che moltiplicate a loro volta per venticinque anni arrivano quasi a settantacinquemila ore (che riaccorpate diventano 3.125 giorni ovvero più di otto anni). Nonostante ciò, non bastano ad esplorare quel mondo, perché esso continua a espandersi e diventa sempre più complesso.

Una sola scelta, infinite rinunce

È stato così dall’inizio.
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